Dreamers Day

La libertà di essere se stessi

Nuvole – Chiara Del Nero

Dreamers Day

Caro Lettore,

oggi passavano tante nuvole nel bel cielo di luglio finché non si sono coagulate in un unico blocco esteso e lattiginoso, intanto in ognuna di esse leggevo la parola “tentazione”.

 

Ci ho voluto ragionare un poco perché la tentazione di solito viene intesa come tentazione esercitata dal cibo o dal sesso o dal rubare, mentre oggi vorrei parlare forse della peggiore delle tentazioni e cioè di quella che ci induce a non essere noi stessi.

 

Mentre scrivo mi tornano alla mente le tentazioni di Cristo prima durante il digiuno nel deserto e poi sulla croce (a tal proposito si può leggere lo splendido libro di Nikos Kazantzakis , ‘L’ultima tentazione‘).

Nel deserto Satana lo tenta e gli dice che se rinuncerà a essere se stesso in cambio avrà il dominio del mondo e gli induce una visione di ciò che potrebbe essere la sua vita se rinunciasse al suo progetto (se stesso) rinnegando tutte le sue parole fino ad allora pronunciate.

 

Da notare che Gesù si fa conoscere attraverso le parole; le parole che pronuncia rappresentano Lui stesso, tutto ciò che è e che sarà. Mai ha proferito una parola, una sola, che potesse essere interpretata come tradimento di sé. Attraverso le parole di Cristo sappiamo dunque che non ha ceduto non tanto alle lusinghe del mondo ma all’oblio di sé (oggi sostenuto da droghe, alcol, deformità sessuali e appropriazioni indebite) e questo neanche nei momenti peggiori, quando subì (ma in realtà accettò) il dolore fisico della tortura alla quale venne sottoposto purché rinunciasse a sé. Sulla Croce, dunque, ancora una volta non cede quando lo sbeffeggiano gridandogli di scendere dalla Croce visto che lo può fare. Eppure lui, che resuscitava dalla morte Lazzaro e ridava la vista ai ciechi, non ha mai ceduto e noi avremo gratitudine eterna per il suo non essersi lasciato tentare dal rinunciare a sé.

 

Se lo avesse fatto, noi oggi saremmo ancora più corrotti e avidi di quanto non siamo come umanità perché ci sarebbe venuto a mancare il Suo esempio e l’esempio più alto, anche se irraggiungibile, è guida.

Noi saremmo stati privati di un punto al quale guardare e di una mèta alla quale aspirare e saremmo in un baratro soltanto infernale mentre, anche se siamo una umanità spesso allo sbando, abbiamo una indicazione coerente fino in fondo: segui chi sei.

 

La libertà vera

Essere liberi non è più quindi quella banalità secondo la quale si può fare tutto ciò che viene in mente e seguendo spesso l’istinto della emotività più bassa e molliccia.
La libertà vera, lo intuiamo, è invece quest’altra che con determinazione non rinuncia a sé, al proprio perché esistenziale.

Sappiamo di poter mettere mille maschere per nasconderci, per somigliare a qualcuno d’altro che si pensi essere migliore, per apparire accettabili ai più. Il lavoro di rimanere se stessi è costante e molto duro ma sarebbe peggio trovarsi a dire ciò che realmente non pensiamo e a fare qualcosa che fanno gli altri e che non ci corrisponde realmente.

 

Tanto per aiutarci facciamo qualche esempio: nascondere le proprie preferenze politiche o il proprio credo religioso conformandosi al mondo circostante e quindi dicendo cose che non ci appartengono, diventare pettegoli lasciandosi trascinare da altri che lo fanno, fare le cose per moda e non perché ci vanno bene, far finta di essere ciò che non si è: più ricchi, più istruiti, perfino più poveri…

 

Per aiutarci possiamo lasciarci ispirare da chi non ha ceduto a questo genere di tentazione come chi anche durante una guerra, una vita d’inferno, una carestia o altre avversità sia sempre rimasto se stesso senza trasformarsi neanche per avere la vita salva. La Storia è piena di questi esseri umani veri e a questi conviene guardare.

 

Un fatto morale o etico?

Ma è forse dunque un fatto morale? È forse una dimostrazione di forza della volontà? No davvero! Spesso lo si crede e già ci si allontana da sé.
La questione è molto più semplice e credo non abbia nulla a che spartire con la morale, appunto, o l’etica o la forza o qualunque altro valore dei più alti.

 

No, non rinunciare a sé è permettere (amarlo, “tenerci moltissimo”) che viva ciò che voleva vivere, che voleva esprimersi e prendere forma e avere la sua forma: quella che lo ha spinto a impegnarsi a nascere e vivere il necessario. Privare il mondo della forma, delle parole , della presenza che ha deciso di farsi carne e concretezza: questo è il delitto peggiore. È sottrarsi e stare comodi e nascosti magari nelle sembianze di un altro e dicendo a se stessi che lo si fa per amore degli altri, per non discutere, per l’armonia generale.
Pensiamoci bene a questa tentazione e a questa confusione. L’armonia non ha bisogno che io non sia io per esserci. L’armonia vera viene fuori dai contrasti, dalle luci e dalle ombre e non dalla rinuncia e dal conformismo.

 

Il mondo ha bisogno di verità. Lo diciamo sempre tutti quanti ma l’unica verità possibile è quella che ognuno di noi non rinunci a ciò che bisogna che sia.

Bisogna, è necessario… e soltanto se cogliamo la gioia grandissima e allegra di essere noi stessi,  il mondo si salverà dal baratro in cui falsi “io”, in realtà schiavi di ogni tentazione, lo stanno cacciando.

 

Le nuvole belle, come dicevo all’inizio, quelle libere e distinte seppur affiancate le une alle altre si sono coagulate in un unico blocco lattiginoso… metafora della rinuncia alla propria forma, al proprio Sè. E infatti la coltre lattiginosa e confusa lascia un calore che mette a disagio e la sua luce non è limpida e pulita e abbaglia la vista…come nel nostro mondo umano, speriamo sempre nel vento o nell’acqua (per noi il vento e l’acqua dello Spirito) che riporti il bel cielo pulito di luglio e le belle nuvole, ognuna nella propria affascinante e necessaria forma.

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Formatore in Psicosintesi e counselor. Inguaribile (ma anche malinconica a volte) ottimista sulla Vita e le possibilità umane sempre in divenire.