Dreamers Day

Dove va il gregge?

Francesca Del Nero

Dreamers Day

Dove va il gregge?

 

Se qualcuno ci dicesse che esiste una procedura precisa per condizionare i pensieri e quindi le azioni degli esseri umani, in sintesi per manipolare le masse, ci crederemmo?

 

Se ci dicessero che i passi da seguire sono quelli indicati in questo scritto (*Père Regimbald e Serge Monast) noi li riconosceremmo in ciò che sta accadendo adesso?

 

Certo uno potrebbe obiettare che una procedura ha sempre un obiettivo!

 

E infatti è così, solo che la nostra mente o forse il nostro cuore non riesce ad accettare che sia vero, che ci possa essere qualcuno che progetta di manipolare il pensiero non esattamente per il bene dell’umanità.

 

Ammettiamo per un attimo che sia vero. Saperlo aiuta?

Sì, aiuta moltissimo saperlo per poter fare immediatamente scelte più consapevoli e attivare azioni che non consentano a quel tipo di piani di procedere.

 

Penso che ormai chiunque abbia sentito parlare di nuovo ordine mondiale, ormai non è più un mistero, da Davos al world economic forum, all’agenda 20/30 dell’ONU, dal Papa che più volte lo ha nominato al nostro Parlamento con Napolitano che sdogana il NWO (new world order) per la prima volta nell’aprile del 2015 come nulla fosse. Ormai, video e scritti sul tema si sprecano e ognuno può effettuare le proprie ricerche. Bè, se andate a leggere quello che prevede questo piano saprete dove l’umanità sta andando … se non si sveglia e fa urgentemente uno scatto all’insù per scongiurarlo.

 

Questi i passi citati da questi signori il cui scritto risale al 1985. Passi ugualmente anticipati da innumerevoli altri personaggi e autori che ricalcano più o meno la medesima sequenza. Vedi uno per tutti “ Il capitalismo della sorveglianza” di Shosana Zuboff docente di Harward e per trovare un “conforto” autorevole basti ricorrere ad uno degli ultimi discorsi del Presidente americano  JFK prima del suo assassinio nel 1963.

 

Giusto per essere chiari, questa è una questione che travalica qualsiasi obsoleta divisione umana di destra o sinistra politicamente parlando né si può evitare di prendere in considerazione il tema per rispetto ad un atteggiamento politically correct che ha ormai messo in evidenza la sua essenza terribilmente ipocrita. (anche questa impostazione –politically correct- fa parte della strategia … non si può più dire nulla che non sia in linea  con le scelte del sistema cui tutti dovrebbero inchinarsi)

 

Ecco i passi:

 

La strategia della distrazione

Elemento chiave del controllo sociale, la strategia della distrazione consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico da questioni importanti e cambiamenti decisi dalle élite politiche ed economiche, attraverso una continua raffica di distrazioni e informazioni banali. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza tempo per pensare.

 

Creare problemi, poi offrire soluzioni

Questo metodo è anche chiamato “problema-reazione-soluzione”. In primo luogo, si crea un problema, una “situazione” che ha lo scopo di suscitare una certa reazione da parte del pubblico, in modo che il pubblico stesso esiga l’azione che si vuole che accetti. Per esempio: permettere e lasciare che la violenza urbana si sviluppi, organizzare attentati sanguinosi in modo che l’opinione pubblica chieda leggi sulla sicurezza a spese della libertà. Oppure creare una crisi economica per far accettare al pubblico, come un male necessario, la riduzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

 

La strategia della degradazione

Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla progressivamente, in modo “degradato” nel corso di un periodo di 10 anni. È così che a partire dagli anni ’80 sono state imposte condizioni socio-economiche radicalmente nuove (neoliberismo) quali disoccupazione massiccia, precarietà, flessibilità, delocalizzazioni, salari che non garantiscono più un reddito decente, tutti cambiamenti che avrebbero causato una rivoluzione se fossero stati applicati brutalmente.

 

La strategia del ritardo

Un altro modo per ottenere l’accettazione di una decisione impopolare è quello di presentarla come “dolorosa ma necessaria”, guadagnando la fiducia del pubblico.

È sempre più facile accettare un sacrificio futuro che uno immediato. In primo luogo, perché lo sforzo non è richiesto immediatamente. In secondo luogo, perché il pubblico tende sempre a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto possa essere evitato. Infine, dà al pubblico il tempo di abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo con rassegnazione quando arriva il momento.

 

Rivolgersi al pubblico come se fosse un bambino piccolo

La maggior parte delle pubblicità rivolte al grande pubblico utilizzano argomenti, personaggi e un tono particolarmente infantile, come se lo spettatore fosse un bambino o un disabile mentale.
Più si cerca di ingannare lo spettatore, più si adotta un tono infantile. Perché? Se ci si rivolge a una persona come se avesse 12 anni, allora, a causa della suggestionabilità avrà, con una certa probabilità, una risposta o una reazione acritica come quelle del pubblico acritico e come un bambino di 12 anni.

 

Fare appello all’emotività piuttosto che alla riflessione

Fare appello alle emozioni è una tecnica classica per aggirare l’analisi razionale e quindi il senso critico degli individui. Inoltre, l’uso del registro emotivo o il registro emozionale apre la porta all’inconscio per impiantare paure, idee, desideri, impulsi o comportamenti…

 

Mantenere il pubblico nell’ignoranza e stupidità

Assicurarsi che il pubblico non sia in grado di comprendere le tecnologie e i metodi utilizzati per il loro controllo e schiavitù. La qualità dell’educazione data alle classi inferiori deve essere la più povera, in modo che l’abisso di ignoranza che separa le classi inferiori da quelle superiori è e rimanga incomprensibile per le classi inferiori.

 

Incoraggiare il pubblico a crogiolarsi nella mediocrità

Incoraggiare il pubblico a pensare che sia bello e normale essere superficiali, volgari e ignoranti…

 

Sostituire la rivolta con il senso di colpa

Far credere all’individuo che solo lui è responsabile della sua disgrazia, a causa dell’insufficienza della sua intelligenza, le sue capacità o i suoi sforzi. Così, invece di ribellarsi al sistema economico, l’individuo si svaluta e si sente in colpa, il che genera uno stato depressivo di cui uno degli effetti è l’inibizione dell’azione. E senza azione, niente rivoluzione!

 

Conoscere le persone meglio di loro stesse

Negli ultimi 50 anni, il fulmineo progresso della scienza ha creato un crescente divario tra la conoscenza del pubblico e quella detenuta e utilizzata dalle élite al potere. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e psicologia applicata, per non parlare di sorveglianza e intercettazioni il “sistema” ha raggiunto una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psicologicamente. Il sistema è arrivato a conoscere l’uomo medio meglio di quanto egli conosca se stesso. Questo significa che nella maggior parte dei casi, il sistema ha un maggiore controllo e potere sugli individui, che gli individui stessi.

 

Questo scritto come dicevo risale al 1985 in tempi quindi assolutamente non sospetti e senza che ancora Internet e tutto il suo potere fosse in azione.

 

Bene, ciascuno può facilmente osservare quanto tutto questo sia letteralmente esploso attraverso la rete, i social … etc.

Siamo immersi in questo script e proprio per questo forse non lo riusciamo a leggere, l’inganno è talmente profondo che nemmeno ci poniamo più domande.

 

I piani ci sono, sono scritti in documenti ufficiali sempre più disponibili, mano a mano le cose si stanno scoprendo semplicemente perché per poter procedere con le fasi finali i progettisti necessitano del consenso dei popoli quindi “tra il lusco e il brusco” ci dicono le cose che faranno ma noi siamo distratti, impauriti, impregnati di mediocrità, non riusciamo a vedere il filo che si sta tessendo, non coltiviamo più il nostro spirito per elevare il nostro stato di coscienza e quindi semplicemente non ce ne rendiamo conto fino a quando, se non ci sarà quella spinta all’insù, ci ritroveremo dietro le sbarre che via via saranno sempre meno invisibili.

 

Dove siamo finiti?

Perché stiamo dimenticando di connetterci al nostro Spirito?

Perché abbiamo consentito che il silenzio, la preghiera, la meditazione perdessero spazio nella nostra vita?

 

Senza questo recupero nessun progresso è possibile e ci rimane solo di testimoniare che i piani altrui si manifestino.

 

E’ dunque tempo di “darsi una mossa” o di risveglio se vogliamo dirlo più elegantemente e che le pecore nere si moltiplichino!

 

International speaker, coach, trainer e autrice, Francesca ha lavorato per molti anni come manager di banche d’affari e conosce a fondo le dinamiche e le sfide del mondo aziendale. Ha lasciato GE Capital nel 2010 per fondare una scuola internazionale di trasformazione dell’Essere, School For Dreamers, con lo scopo di…