Dreamers Day

Coronavirus e riduzionismo scientifico: le conseguenze di una pandemia che si sarebbe potuta evitare.

Scienza e Sogno – Pier Mario Biava

Dreamers Day

La grande svolta di questi ultimi decenni è determinata dalla rivoluzione scientifica della complessità, secondo la quale la Natura è vista come una trama interconnessa di relazioni, descritta in termini di una rete di concetti senza che nessuno di essi divenga più fondamentale di altri. Organizzazione, Schema, Processo, Struttura, Entanglement e Sincronicità, sono le parole chiave di cui si serve la scienza per esprimere questa totalità organizzata dotata di significato.

 

“Come è possibile curare la malattia?”, “Come è possibile ristabilire l’armonia?” Sono domande che sono state presenti nella mia mente per anni e che alla fine mi hanno portato a capire che era possibile ristabilire la salute in modo fisiologico anche in presenza di varie malattie. Ciò è possibile utilizzando in modo specifico le informazioni trasferite dal codice epigenetico che permette di riprogrammare le cellule malate come quelle tumorali o di rigenerare i tessuti senza necessità di trapianto di cellule staminali. Tale possibilità è data, come dicevo, dal codice epigenetico, ed è ciò che studio da una vita!

 

Che cos’è il codice epigenetico?

È il codice in grado di regolare l’espressione genica, ovvero di attivare o disattivare l’attività dei geni delle nostre cellule. Senza il codice epigenetico i diversi geni del DNA non saprebbero come comportarsi, in quanto il DNA, ovvero il codice genetico, sul quale erano riposte tutte le speranze di poter risolvere varie malattie, funziona come l’hard disk di un computer il quale non sa fare nulla se non è programmato.

 

Chi dà il programma al codice genetico? Il Programma lo fornisce il codice epigenetico: tale codice entra in funzione già all’inizio della vita, ovvero nel momento della fecondazione, quando l’uovo fecondato inizia il suo processo di moltiplicazione e divisione che dà origine ad un nuovo essere. 

 

E quale è stata la grande opportunità che ho avuto nella ricerca scientifica?

 

La grande opportunità che ho avuto è stata quella di poter studiare il codice epigenetico nella sua completezza, la quale esiste solo in un momento della vita, ovvero quando la vita si forma. Tale possibilità di studiare tutte le funzioni del codice epigenetico, come si è capito, esiste solo nell’embrione e solo nel periodo in cui si differenziano tutti gli organi ed apparati: in quel periodo, partendo da un’unica cellula staminale totipotente (l’uovo fecondato), attraverso diversi stadi si differenziano tutti i tipi di cellule staminali pluripotenti, multipotenti, oligopotenti, cellule in via di differenziazione definitiva e finalmente cellule completamente differenziate. Terminata l’organogenesi, non è più possibile studiare l’intero codice epigenetico nella sua globalità e nelle sue differenti funzioni. Infatti quando l’organogenesi è terminata, il codice epigenetico viene suddiviso in vari organi e tessuti ed in ogni organo si trova quella parte del codice che serve a controllare e a regolare l’espressione genica delle cellule di quello specifico organo, ma non si ha più la possibilità di studiare tutte le diverse ed incredibili funzioni del “codice della Vita”.

 

Lo studio dell’intero codice epigenetico e delle sue funzioni ha portato me ed i miei collaboratori a scoperte fantastiche. Ad esempio, fra le diverse attività regolatorie cito: l’attività anti-aging; rallentamento della moltiplicazione e della crescita delle cellule tumorali, attività nella prevenzione della neuro-degenerazione, rigenerazione tissutale senza necessità di trapianto di cellule staminali. Questi concetti sono riportati in modo diffuso nell’ultimo libro scritto con Ervin Laszlo, uno dei Filosofi della Scienza più importanti del mondo, dal titolo “Information Medicine” (tradotto in italiano con il titolo “Guarire” e pubblicato da Enea editore): all’origine della Vita c’è un’informazione intelligente e precisa che origina tutto l’universo. La vita stessa, noi stessi siamo frutto di questa informazione e il codice epigenetico è proprio il codice che trasferisce questa informazione a tutte le nostre cellule.

 

In questo momento, la malattia che ci sta colpendo – il Corona virus – è una malattia grave che in certe persone può condurre a morte anche in tempi rapidi e che vede le rianimazioni degli ospedali piene di pazienti con medici che si sacrificano (tra l’altro bisogna fare veramente un elogio alla classe medica perché in questo momento si sta impegnando al massimo. Attualmente la malattia sta fortunatamente diventando meno pericolosa e sta per essere messa sotto controllo). In questa situazione, tenendo presenti che le nuove recenti scoperte riconoscono che tutte le parti dei sistemi viventi sono in relazione l’un l’altra e che la salute rappresenta un equilibrio dinamico in un soggetto in cui l’informazione viene trasferita in modo corretto, ne consegue che un organismo è molto più della somma delle sue parti e potremmo definirlo come un’organizzazione ove il contesto assume una grande importanza: garantisce che le varie reazioni chimiche o fisico-chimiche che si verificano non siano l’espressione di semplici eventi meccanici e di un determinismo cieco, ma di una messa a punto sottile dell’equilibrio in armonia con l’ambiente.

 

Il Corona virus è una pandemia che va ben oltre una crisi sanitaria per quanto critica ed estesa a livello globale. È una pandemia che affonda le sue radici nel “riduzionismo” tipico dei nostri sistemi economici, politici, educativi che ignora i limiti della reale capacità biologica del nostro pianeta sfruttandone in modo insensatamente egoico le risorse vitali, mentre utilizza insufficientemente le capacità umane. Così in questo momento questa malattia è anche frutto di uno sviluppo caotico che si è verificato negli ultimi tempi in cui abbiamo perso tutti i tipi di valori più importanti e ci sta avvisando che così non possiamo andare avanti. È nostro compito capire e cambiare il modo in cui abbiamo vissuto finora, avendo contribuito in maniera significativa e progressiva alla distruzione dell’ecosistema, all’inquinamento atmosferico, spinti da una febbrile ed egoistica ricerca del potere, del successo e del denaro.

 

La competizione infernale che c’è stata finora ci ha portato a questo punto di rottura, ed è proprio ora che bisogna cambiare il paradigma. Se riusciamo ad indirizzarci verso una nuova visione del mondo e della vita, se riusciamo a cambiare in modo positivo, il mondo sarà migliore, se pensiamo di andare avanti come siamo andati avanti fino ad ora, il mondo decadrà ancora più precipitosamente.

 

Pensiamo anche solo all’inquinamento, un fatto positivo che ha accompagnato questa pandemia c’è stato: l’inquinamento è calato in tutto il mondo. In Cina è calato in modo drammatico, qui in Pianura Padana anche… ma teniamo conto che l’inquinamento ogni anno fa decine di migliaia di morti per malattie broncopolmonari, cardiovascolari, per tumori, etc. Tutto questo è noto, ma siccome la mortalità legata all’inquinamento è più distribuita nel tempo, diversamente dal Corona virus che si verifica in un periodo molto breve di tempo, ecco che non abbiamo mai pensato di risolvere i problemi dell’inquinamento ambientale. Solo i giovani sono intervenuti sui problemi dell’inquinamento dicendo “voi ci state rovinando e distruggendo l’ambiente dove noi dovremmo vivere”.

 

Pensiamo anche ai miei colleghi che lavorano in rianimazione, al grande sacrificio che stanno facendo! Fino ad ora la sanità pubblica – quella che sta reggendo tutto il peso di questa situazione – è stata tagliata, sono stati tagliati tutti i finanziamenti e adesso ci si accorge dei limiti di una tale scelta. Questa visione non sta più in piedi! Noi dobbiamo prima di tutto proteggere noi stessi, la nostra salute e il nostro ambiente. Se si adotta il punto di vista olistico, lungi dal costruire astratte teorie, si conseguono i più grandi risultati pratici: emerge la differenza su come noi ci rapportiamo l’un I‘altro nella società e di come noi trattiamo Ie malattie del nostro corpo. La salute dentro di noi e la salute attorno a noi, rispondono alle stesse intuizioni basilari: sono I’espressione dell’integrità e della coerenza dei sistemi che Ie manifestano. Mantenere o riacquistare la salute significa ristabilire il flusso di informazioni essenziali nel sistema. Questa è la via per guarire il corpo, la società, il pianeta.

In questa situazione in cui la gente è molto preoccupata e spaventata bisogna che noi riusciamo a reagire e a farci coraggio perché, anche di fronte a questa difficoltà, potremmo nascere in un mondo migliore. Non abbiamo capito che quello che conta di più è di essere di aiuto l’uno all’altro, invece finora abbiamo fatto quasi esattamente il contrario. Non abbiamo capito che tutti siamo interconnessi e quindi se non ci comportiamo bene l’uno con l’altro stiamo male. Non abbiamo capito che uno sviluppo assurdo che ha rovinato l’ambiente, che ha inquinato il pianeta e che ci sta portando alla distruzione del nostro sistema mondo, se non viene “rovesciata” questa situazione non ne usciremo!

 

Il nostro corpo risente moltissimo delle nostre emozioni, della nostra mente e di tutto quello che noi siamo. Quindi bisogna cambiare il nostro atteggiamento e pensare che in futuro dovremmo aiutarci reciprocamente e che ognuno di noi dovrebbe smettere di pensare al proprio egoismo e cercare di collaborare con gli altri. 

 

Siamo di fronte ad una biforcazione: se continueremo a vivere come abbiamo fatto finora, andremo verso il caos; se invece approfitteremo di questa situazione per cambiare – e cambiare vuol dire cambiare davvero completamente, cioè non mettere più in primo piano solo l’aspetto economico, l’aspetto dello sviluppo incontrollato, quanto piuttosto l’aspetto dell’aiuto reciproco, delle strutture sociali che proteggono la salute dei cittadini, non solo la sanità ma anche l’istruzione, la cultura, il ruolo dello Stato – allora il mondo recupererà pian piano l’equilibrio perduto.

 

Penso che dovremmo riprendere la visione keynesiana dell’economia, molto diversa da questo liberismo economico estremo che ci ha portato al caos. Lavoriamo dunque per un mondo migliore, collaborando l’un l’atro e avendo ciascuno di noi un unico obiettivo: il bene comune.

Pier Mario Biava si è laureato in Medicina nell’Università di Pavia, specializzandosi prima in medicina del lavoro all'Università di Padova ed in seguito in Igiene all'Università di Trieste. Studia da parecchi anni il rapporto fra cancro e differenziazione cellulare: ha isolato i fattori di differenziazione delle cellule staminali in grado…