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Art. 4 della Costituzione Italiana

Francesca Del Nero

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Art4. La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

 

Questo articolo se lo si legge bene è quasi emozionante.

 

Mai come in questo momento dovremmo ricordarlo e pretendere che chi ci rappresenta lo ricordi bene, anzi molto bene e di conseguenza lo applichi!

 

Ripetiamo che la Costituzione è la legge delle leggi, non si può calpestarla e nemmeno ignorarla perché prevale su qualsiasi altra legge.

 

  • Abbiamo accettato che la disoccupazione sia endemica come la fame nel mondo…
  • Abbiamo accettato di combatterla dimenticando che tutto ciò cui si va contro viene effettivamente nutrito (quindi più disoccupati)…
  • Abbiamo accettato che interi territori siano afflitti in maniera devastante dall’assenza di lavoro e di sostegno alle opportunità (non quelle pari, quelle di tutti) …
  • Abbiamo accettato che i cd. cervelli, ricercatori dovessero andare all’estero non solo per lo scarsa visione che abbiamo ma anche per l’incapacità di riconoscerne il valore economico…
  • Abbiamo accettato che non ci fosse lavoro per i giovani…
  • Abbiamo accettato che le regole per aprire nuove imprese e far partire nuove iniziative fossero impossibili nel senso di totalmente scoraggianti…
  • Abbiamo accettato che imprese “estere” beneficiassero di anni con forti agevolazioni fiscali senza pretendere che lo stesso trattamento si realizzasse anche per le nuove imprese italiane…
  • Abbiamo accettato tempi biblici per ottenere ciò che serve a far partire un’attività…
  • Abbiamo accettato che nessuno si occupasse di promuovere seriamente le condizioni che rendano il diritto al lavoro effettivo…
  • Abbiamo accettato tutti gli ostacoli …
  • Abbiamo accettato di tutto …
  • Abbiamo accettato che si giocasse con la vita delle persone…

 

Soprattutto avendo dimenticato questo articolo abbiamo accettato che venisse totalmente calpestato!

 

E questo solo per il primo comma!

 

Andando sul secondo comma, troviamo altro pane per i nostri denti affamati di serietà, coerenza, giustizia e verità.

 

Quindi in base a quanto dettato dal secondo comma abbiamo il dovere di svolgere secondo le nostre possibilità e la nostra scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

 

Bene, ci stanno dicendo che abbiamo il dovere e la contemporanea libertà di scegliere un’attività che evidentemente è coerente con chi siamo, con ciò che ci soddisfa, con quello che ci piace affinché concorra al progresso (materiale o spirituale) della società.

 

Magnifico! Ci siamo noi come individui e ci sono gli altri insieme a noi con i quali formiamo la società e tutti insieme dovremmo concorrere…!

 

In più per la prima volta (partendo dall’art.1) viene introdotta una parola: spirituale.

 

Vedremo se e quanto si ripeterà nei successivi articoli ma intanto godiamocela qui.

 

Sicuramente non è un termine introdotto a caso, è dunque stata scelta la parola spirituale e non la parola religiosa proprio perché rappresenta la dimensione incontaminata dello spirito che dunque non si ritrova confinata nell’osservanza di precetti di un dio piuttosto che di un altro.

 

Inserirla significa riconoscerla e allora mi faccio una domanda: ma dov’è finita questa dimensione, abbiamo dimenticato anche questo? Come mai nelle scuole non se ne accenna, come mai è sostanzialmente ignorata la necessità di occuparsene non solo perché lo detta la Costituzione ma perché è imprescindibile nell’essere umano? E’ forse per questa disconnessione da questa dimensione che la società e quindi noi tutti ci ritroviamo in queste condizioni di progressiva e inconsapevole schiavitù?

 

Insomma penso che ci sia veramente tanto su cui riflettere, tanto da recuperare e tanto da fare.

 

L’azione preceduta dalla consapevolezza è un’azione vittoriosa. Altroché se abbiamo potere come la Costituzione stessa ci attribuisce sin dall’art. 1 ma se non lo adoperiamo che potere è?

 

Rimane solo il potere della lamentela, dell’accusa, della vittima!

 

Ma siamo nati per questo? È per questo che siamo qui, per vivacchiare, sopravvivere, piegare la testa, accusare, lamentarsi…? O siamo qui per essere felici, per gioire, per condividere … amando?! Per “l’amor che move il sole e l’altre stelle”?

 

Non credo ci sia ancora tempo per l’indugio!

 

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International speaker, coach, trainer e autrice, Francesca ha lavorato per molti anni come manager di banche d’affari e conosce a fondo le dinamiche e le sfide del mondo aziendale. Ha lasciato GE Capital nel 2010 per fondare una scuola internazionale di trasformazione dell’Essere, School For Dreamers, con lo scopo di…